Birra, e sai cosa bevi!

Conoscere la birra #1

CONOSCERE LA BIRRA #1

Acqua, malto, luppolo e lievito, sapientemente combinati dalle abili mani del mastro birraio in un connubio fra tradizione e innovazione: questo e null’altro serve per realizzare quella che Vincenzo Tanara, fra i primi a scrivere di birra in Italia, ha definito come bevanda dorata di vari gusti frutto dell’umano ingegno. Bevanda che, indiscutibilmente, ha segnato la storia dell’evoluzione umana fin dalle sue origini, circa 6000 anni fa nelle fertili terre della Mesopotamia, fra il Tigri e l’Eufrate, dove si iniziò quasi per caso a conoscere e apprezzare quello strano prodotto nato dalle mani della dea sumera Ninkasi, figlia dell’abbondanza e dell’ebbrezza generata secondo la tradizione da un tino di fresca acqua frizzante, alla quale viene riconosciuto in un certo senso il miracolo della nascita della bevanda dall’orzo per mezzo del pane. Bevanda che, passando per egiziani, greci, etruschi e pure romani, nonostante la storica predilezione per il vino di quest’ultimi, giunse fino al Medioevo, periodo in cui la birra venne elevata a rango di alimento di largo consumo quotidiano, grazie agli studi relativi all’uso del luppolo compiuti, fra gli altri, dalla badessa Ildegarda di Bingen che nel 1067 scriveva che se qualcuno intende fare della birra con l’avena, deve prepararla con il luppolo. Bevanda che in piena età contemporanea vide le importantissime scoperte compiute da Louis Pasteur e Emil Christian Hansen, padri rispettivamente degli studi sulla fermentazione e sull’uso dei lieviti nel processo di birrificazione. Bevanda che, giunta fino a noi nella sua forma più industriale, nata a partire da invenzioni come il termometro e il densimetro figlie dell’omonima Rivoluzione, oggi vede una sorta di rinascita, di riscoperta delle sue origini legate alla terra e al rapporto fra birra e birraio: in una parola del suo essere bevanda artigianale. Il che significa entrare in confidenza con termini e concetti nuovi, quale quello di indipendenza, basilare per comprendere il fondamento su cui si distingue il movimento birrario artigiano dalla grande distribuzione industriale, il microbirrificio dalla multinazionale. In nome di questa indipendenza e di queste evidenti divergenze fra due mondi fra loro agli antipodi, è compito di chi produce, distribuisce e insegna birra educare il consumatore, senza arroganza s’intende, circa le normali e necessarie differenze che si nascondono dietro ad una pinta di birra artigianale piuttosto che ad un’etichetta di produzione industriale. Senza preconcetti e senza fare confusione, nel rispetto di queste differenze che, se comprese e accettate, permettono ad ogni consumatore di scegliere cosa bere: questo è in una parola #bevicomesei. Alla prossima puntata!